IL PERCORSO DI CONSULENZA

L’accesso

I PDA sono centri che offrono alle lavoratrici ed ai lavoratori la possibilità di richiedere consulenze qualificate per il conseguimento di una condizione di benessere nel proprio ambiente di lavoro, orientando verso percorsi personalizzati di uscita da situazioni di disagio lavorativo.
Le lavoratrici ed i lavoratori che si ritengono colpiti da azioni e comportamenti vessatori e discriminatori protratti nel tempo possono rivolgersi ad uno qualsiasi dei Punti di Ascolto accreditati dalla Regione, aventi sede sul territorio regionale.
L’accesso può avvenire attraverso le modalità espresse da ogni Punto di Ascolto.
I servizi sono gratuiti e garantiscono la riservatezza.

La privacy

La privacy è garantita ad ogni livello del percorso di aiuto.
Viene raccolto il consenso per il trattamento dei dati in linea con gli obblighi previsti dal GDPR.
Al fine di rispettare l’anonimato delle persone, gli operatori che effettuano l’accoglienza assegnano ad ogni utente un codice che potrà rinviare alla documentazione e ai dati anagrafici ed eventuale altra documentazione eventualmente acquisita.
Tutte le informazioni e i documenti sensibili sono conservati separatamente, in appositi armadi dotati di serratura, presso la sede del Punto di Ascolto.

Il primo colloquio

Il primo colloquio è gestito da operatrici di accoglienza esperte che raccolgono i dati sulla situazione di disagio.
Le informazioni vengono raccolte in un «questionario di prima accoglienza» che cerca di cogliere il carattere qualitativo dei problemi esposti, consentendo di organizzare il successivo percorso di approfondimento con il gruppo multidisciplinare. Il questionario rappresenta un flusso informativo di supporto al processo attivato.
Il questionario facilita l’acquisizione di elementi che chiariscono il problema portato dal lavoratore/lavoratrice e le azioni messe in atto per fronteggiarlo fino a quel momento.
In questa fase viene compilata anche una «scheda informativa» con informazioni anonime sul profilo personale e professionale del lavoratore e le caratteristiche del contesto lavorativo.

Il percorso di approfondimento

Il percorso di approfondimento viene effettuato dai professionisti dei PdA individuati dalla L.R. 7/2005 (modificata dalla LR 6/2016): uno psicologo, un giuslavorista, un medico esperto in medicina del lavoro o legale, e tiene conto delle necessità della situazione e/o delle preferenze espresse dalla lavoratrice o dal lavoratore.
Durante il percorso di approfondimento i professionisti incaricati aiuteranno la persona a ricostruire gli aspetti relativi alla situazione di vessazione e/o discriminazione che sono stati fonte di malessere lavorativo, e rileveranno le caratteristiche del disagio manifestato aiutando la persona a trovare strumenti di risposta che rafforzino la sua capacità di fronteggiarlo.
L’obiettivo principale è il miglioramento della situazione iniziale di malessere del lavoratore attraverso un percorso che può svilupparsi nel tempo e che deve essere finalizzato ad aumentare le conoscenze del lavoratore/lavoratrice sulla situazione, aiutarlo a comprendere le criticità e fornirgli delle utili strategie di uscita.
I PdA accreditati dalla Regione non sono autorizzati ad offrire terapie mediche e psicologiche oppure assistenza legale in contenzioso, e non possono contattare le aziende per instaurare processi stragiudiziali di soluzione di eventuali conflitti, in quanto non consentito dalla legge regionale (DPReg. 280/2017, art. 5).
A conclusione del percorso il professionista incaricato compila una scheda anonima di «Rilevazione delle caratteristiche del disagio manifestato».

L’orientamento e il follow up

I professionisti dell’equipe multidisciplinare svolgono attività di consulenza individuale, percorsi informativi e di empowerment al lavoratore in modo individuale o in gruppo. Analizzano l’evolversi della situazione di criticità anche in cooperazione con figure di fiducia del lavoratore, come sindacalisti, legali, consulenti del lavoro e forniscono strategie personalizzate.

Dopo aver realizzato colloqui individuali con i lavoratori e le lavoratrici, il gruppo multidisciplinare si riunisce per un’analisi finale e collegiale dei problemi emersi e fornire un orientamento alla lavoratrice/lavoratore che può prevedere attività interne (come nel caso di empowerment o attività formative) o esterne che si declinano a seguire.
A distanza di 6 mesi dall’ultimo colloquio di orientamento, gli operatori ricontattano telefonicamente la lavoratrice o il lavoratore per conoscere gli esiti o gli ulteriori sviluppi del disagio lavorativo o degli episodi di vessazione/discriminazione che la persona riferisce di aver subito.
A conclusione del percorso di consulenza il lavoratore/la lavoratrice potrà richiedere una «attestazione delle presenze» in cui vengono annotate tutte le date in cui si è svolto un colloquio e il consulente con cui è avvenuto.

Percorsi esterni/lavoro in rete

La consulenza può suggerire anche percorsi esterni al Punto di ascolto, che il lavoratore sarà libero di perseguire, come ad esempio:

  • verso un sindacato o un patronato, verso la Consigliera o il Consigliere di parità in quanto si siano ravvisate presunte violazioni di diritti contrattuali o presunte discriminazioni;
  • verso un Centro Antiviolenza o verso la rete dei Servizi sociali se le azioni vessatorie hanno avuto o causato, direttamente o indirettamente, anche problematiche attinenti a questi profili;
  • verso una struttura del Servizio Sanitario, strutture ospedaliere/territoriali, altre strutture specializzate in molestie e stress lavoro correlato in regione o fuori regione con le quali possono esser state attivate convenzioni per la condivisione della presa in carico.

La consulenza giuridica

L’avvocato che opera nel Punto di ascolto:

  • ascolta la storia della persona individuando le caratteristiche contrattuali applicate al posto di lavoro;
  • analizza la fattispecie del disagio vissuto dall’utente dal punto di vista legale con riferimento alle violazioni dei diritti o alle discriminazioni;
  • consiglia strategie di difesa volte a procurare prove in grado di sostenere in giudizio la pretesa risarcitoria del disagio e per rendere effettivo il rispetto e l’esigibilità dei diritti del lavoratore o lavoratrice in ordine al benessere lavorativo;
  • si confronta con il sindacato sulla strategia da attuare per aiutare il lavoratore a permanere sul posto di lavoro che il sindacato si attiva a perseguire.

La consulenza psicologica

Lo psicologo nei Punti di Ascolto Antimobbing svolge compiti che sono generalmente rivolti al singolo lavoratore. L’obiettivo è aiutare la persona a diventare più consapevole del proprio stile relazionale, comunicativo, nonché delle proprie emozioni e vissuti, crescendo in auto-determinazione, autonomia e capacità di gestirsi meglio nel contesto di lavoro. Lo psicologo:

  • effettua colloqui per verificare lo stato di malessere del lavoratore;
  • cerca di comprendere le caratteristiche della riferita situazione di disagio e come questa stia impattando sul vissuto del lavoratore/lavoratrice;
  • valuta le risorse del lavoratore in termini di capacità di far fronte alla situazione di difficoltà in modo individuale e verifica la presenza di una rete di supporto familiare e sociale;
  • si propone di spiegare ai famigliari del lavoratore/lavoratrice le caratteristiche del malessere e come fronteggiarlo in famiglia, qualora ritenga che questo sia importante;
  • svolge un’attività psico-educativa per spiegare al lavoratore gli aspetti legati alla disfunzione comunicativa nel contesto lavorativo ed ogni altro aspetto che possa aiutarlo a comprendere le caratteristiche del disagio psicologico che sta vivendo;
  • fornisce strategie di coping, intendendo con questo termine ogni attività di carattere psicologico tesa ad aiutare il lavoratore a far fronte al malessere vissuto;
  • facilita incontri (anche di gruppo) di empowerment, un processo con cui si porta il soggetto a rovesciare la percezione dei propri limiti in vista del raggiungimento di risultati superiori alle proprie aspettative;
  • suggerisce percorsi esterni presso strutture pubbliche come consultori famigliari, centri di salute mentale o centri di valutazione per il disturbo di disadattamento, che il lavoratore sarà libero di seguire.

La consulenza del medico del lavoro/legale

Nel PDA il medico del lavoro e/o il medico legale:

  • verificano la documentazione medica in possesso del lavoratore, la presenza di eventuali patologie pregresse, le prescrizioni del medico competente, valutando se sono compatibili con il quadro clinico dell’utente ed indicano quali approfondimenti diagnostici effettuare;
  • suggeriscono al lavoratore di richiedere una visita presso il medico competente in caso si sia verificato un peggioramento della propria condizione psico-fisica e di nuovi elementi diagnostici;
  • verificano la presenza di invalidità civile ed in caso di peggioramento delle condizioni psicofisiche suggeriscono eventuali esami da effettuare per richiederne un aggravamento.

Il medico legale inoltre valuta la possibilità di dare inizio al riconoscimento di “malattia professionale inail” in casi selezionati di soggetti esposti a disfunzioni dell’organizzazione del lavoro con costrittività lavorativa.